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Il sonno dei bambini

Bisogna essere irremovibili nell’educazione dei neonati a dormire e non “accorrere al primo pianto”.

“Bisogna farsi forza e sopportare qualche strillo”; “più le urla sono forti, minore è la possibilità che stia male”; “alla lunga il metodo ripaga, specialmente contro i risvegli notturni”.

Queste sono  indicazioni contenute in un  articolo de La Stampa. Suggerimenti  che  alimentano false aspettative e la sensazione di essere inadeguati.
L’articolo è fonte di confusione. Nella prima parte, si  afferma correttamente che il sonno dei bambini è diverso da quello degli adulti  e che sarebbe meglio per i genitori adattare i propri ritmi a quelli del piccolo. Nella seconda, invece, si afferma che è il bambino a dover adattare i propri ritmi con l’ambiente e  coi genitori.
L’intimità, è in realtà una risorsa: il contatto pelle a pelle, la vicinanza, il latte materno, sono mezzi attraverso i quali il neonato condivide il microbioma familiare e modula il suo sistema psico-neuro-endocrino-immunitario; sono insomma importanti strumenti per rinforzare il legame biologico e relazionale con la sua famiglia.

Un bambino allattato al seno che dorme accanto alla mamma, passerà meno tempo nel sonno profondo, quello più a rischio.

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Dormire bene, vivere meglio

Tra i tanti benefici dell’alzarsi presto al mattino c’è anche quello di scongiurare il rischio dell’obesità: a questa conclusione sono arrivati alcuni ricercatori finlandesi, pubblicando uno studio sulle conseguenze negative per la salute dell’andare a dormire tardi. Ne parla l’ultimo numero della rivista “Obesity”.

La ricerca ha coinvolto circa duemila volontari, maschi e femmine, di età compresa tra i 25 e i 74 anni e ha dimostrato che chi tende a mettersi presto sotto le coperte e dormire intensamente, non soltanto riesce ad essere mattiniero, ma gode anche di ottime probabilità di nutrirsi in maniera più sana rispetto ai nottambuli.

La differenza consiste nella scelta dei cibi per la colazione: gli “animali notturni”, pur mangiando di meno, prediligono alimenti più grassi e ricchi di zuccheri, mentre chi comincia presto la giornata opta per una dieta equilibrata e con il giusto apporto di vitamine e proteine. Ma gli effetti negativi non finiscono qui: chi va a dormire tardi tende, più facilmente di altri, ad abbuffarsi durante il giorno o a mangiare in maniera disordinata e ad orari discontinui – preferendo zuccheri, carboidrati e grassi saturi.

Tutto questo, mette in guardia i ricercatori finlandesi, danneggia il metabolismo e porta, a lungo andare, a disturbi di assimilazione delle sostanze nutritive. Il danno metabolico, inoltre, deriva dal consumare l’ultimo pasto della giornata più tardi rispetto agli altri.

«Un soggetto che va a dormire a notte fonda, spiega Mirkka Maukonen, che ha firmato lo studio insieme ai suoi collaboratori – è più soggetto a condurre una vita che va contro il proprio orologio biologico interno. La nostra società (quella occidentale, ndr) è impostata per coloro che si alzano presto». Come se non bastasse, i nottambuli hanno anche una pessima qualità del sonno e sono, nel complesso, meno fisicamente attivi dei mattinieri.

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Un quadro a tinte fosche, quindi? La possibilità di contrastare questa tendenza, optando per ritmi dormi-veglia più salutari, non è da escludere: «Il nostro orologio biologico – conclude Maukonen – è influenzato parte dai geni parte dall’ambiente in cui si vive. La consapevolezza di ciò può indurre a prestare maggiore attenzione nella scelta di stili di vita generalmente sani». Regolarizzate gli orari del sonno, sembrano quindi dirci gli scienziati finlandesi: potreste vivere, e mangiare, meglio.

 

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