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Sonno, scoperto il gene che fa dormire meno

Un recente studio ha scoperto che i portatori di una specifica mutazione genetica riescono a dormire 4/6 ore a notte senza effetti negativi sulla salute
Questa è la conclusione di un recente studio condotto da un’equipe scientifica della University of California San Francisco.

Il team che ha portato avanti la ricerca – i cui dettagli sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Neuron – non è nuovo a lavori incentrati sul sonno. Lo stesso gruppo di lavoro ha infatti scoperto dieci anni fa l’esistenza di un altro gene del cosiddetto sonno corto naturale.

Nel 2009, il team ha infatti notato che le persone con la mutazione del gene DEC2 riuscivano a dormire poco più di 6 ore a notte e a svegliarsi senza accusare eccessiva stanchezza. Lo studio pubblicato il 28 agosto su Neuron rappresenta il nuovo tassello di un percorso di ricerca che, come dichiarato dalla Dottoressa Ying-Hui Fu (coordinatrice dell’equipe scientifica), ha permesso di parlare per la prima volta della durata del sonno in termini genetici.

Il team, che ha visto in attività anche l’italiano Gaetano Coppola, ha monitorato alcuni topi da laboratorio modificati geneticamente al fine di ottenere una mutazione del gene ADRB1. Al follow up è stato possibile notare una degradazione più rapida della forma mutante della proteina codificata dal suddetto gene e avente un ruolo cruciale in diversi processi processi biologici essenziali per la sopravvivenza.

Gli studiosi hanno inoltre notato un’espressione particolarmente marcata del gene ADRB1 in una zona del tronco cerebrale deputata alla gestione dei ritmi del sonno. Ricorrendo all’optogenetica, tecnica che aiuta a sondare i circuiti neurali dei cervelli dei mammiferi, sono riusciti a scoprire che i neuroni caratterizzati dalla presenza della mutazione di ADRB1 sono in grado di favorire lo stato di veglia.

Le persone portatrici delle mutazioni genetiche appena ricordate sono note come dormienti naturali. Come è chiaro dai risultati scientifici, tendono a dormire di meno ma senza effetti negativi sulla salute (stanchezza cronica e malattie cardiovascolari soprattutto). La Dottoressa Fu ha commentato i risultati dello studio ricordando che nei dormienti naturali è stata riscontrata anche una soglia del dolore più alta, così come una tendenza a sopportare meglio gli effetti del jet lag.

 

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